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Le
Cinque Terre si possono percorrere a piedi o si possono
passare in rassegna dal mare. Entrambi i metodi di esplorazione hanno i
loro vantaggi. Passare qualche ora sui sentieri sulla costa, connessi nel
tracciato numero due da Riomaggiore a Monterosso denominato sentiero
azzurro, permette di immergersi nella macchia mediterranea e di
passare attraverso i celebri vigneti senza perdere mai di
vista il mare, guadagnando di volta in volta punti di osservazione
privilegiati. Al sentiero azzurro si può aggiungere il sentiero dieci che
prosegue il percorso fino al promontorio del Mesco,
chiusura ideale delle Cinque Terre verso ponente.
Giungendo dalla Spezia a
Riomaggiore, il primo tratto di sentiero azzurro che si incontra è la
celebre Via dell'Amore, costruita negli anni venti. È una passeggiata
breve e molto suggestiva sulle scogliere verso Manarola, meta tradizionale
degli innamorati.
Proseguendo oltre Manarola
verso Corniglia, il percorso azzurro passa punta Bonfiglio
e diventa sentiero delle trasparenze marine: l'acqua
cristallina, vista dall'alto, regala quelle trasparenze azzurro verdi
sugli scogli sommersi che piacevano tanto a Giuseppe Arigliano,
artista che ha dedicato buona parte della sua attività alle Cinque Terre.
La passeggiata prosegue su un ampio sentiero soprastante gli spaggioni di
Corniglia, tra le ginestre e la macchia mediterranea. L'abitato di
Corniglia, un centinaio di metri sopra il mare, si raggiunge con una
comoda scalinata oltre la ferrovia.
Molto più movimentato il
tratto verso Vernazza. Il sentiero comincia a salire, aggirando dall'alto
la spiaggia di Guvano; attraverso un uliveto arriva ai
200 metri di Prevo, poi ridiscende verso Vernazza tra
ulivi, agavi e fichi d'india. La torretta medievale annuncia il borgo, di
cui si può apprezzare la compattezza urbanistica e monumentale
Il tratto più lungo del
sentiero azzurro è quello tra Vernazza e Monterosso, una
delle passeggiate più tipiche e amate della zona, meta domenicale degli
spezzini, molto conosciuta e frequentata anche dai turisti. La prima parte,
superando la chiesa romanica di Santa Margherita di Antiochia
protesa sulla scogliera che chiude il borgo a occidente, attraversa una
zona di orti, vigne e ulivi. Il sentiero sale e scende con modesti
dislivelli verso punta Linà e poi prosegue dritto fino
all'Acquapendente. Molti i punti panoramici a mezza costa, in mezzo al
verde e al cospetto del mare. Si sale leggermente e poi si comincia la
discesa verso Monterosso lungo una tipica scalinata; si procede poi o
verso punta Corone oppure verso il Fegino e la stazione
ferroviaria, attraversando l'abitato.
Chi non è stanco e vuole
concludere degnamente la giornata può raggiungere attraverso la ripida
salita del sentiero dieci la sommità di Punta Mesco, a
319 metri, punto panoramico sia verso le Cinque Terre e sia verso Levanto.
Merita una visita il millenario Monastero di Sant'Antonio.
Per tutto l'itinerario un
giorno di cammino, compreso il ritorno dal Mesco alla stazione ferroviaria
di Monterosso, è più che sufficiente anche per i camminatori non
allenati e presenta difficoltà medie solo in alcuni tratti. Le
caratteristiche del territorio, tuttavia, consigliano di usare la massima
prudenza anche nei passaggi a prima vista facili: lo spazio disponibile
per camminare è spesso ridotto e l'ampiezza del sentiero varia
repentinamente, seguendo l'orografia molto irregolare. I tracciati sono
stati definiti quasi tutti in più di mille anni (solo la breve via
dell'Amore è stata costruita nel ventesimo secolo) dal cammino e dal
lavoro dei contadini che hanno strappato i terrazzamenti
alla montagna metro per metro, generazione dopo generazione, con la
costruzione dei muretti a secco. Sono i percorsi più in
quota e sui crinali quelli che permettono di vedere meglio il paesaggio
rurale, ma anche qui in prossimità della costa l'alternanza tra natura e
cultura materiale rimane la particolarità principale di un paesaggio che
è insieme selvaggio e fortemente antropizzato: vigne, ulivi e limoni
contendono il poco spazio alla flora spontanea, fatta di arbusti e piante
aromatiche, che avvicinandosi alle scogliere sono più frequenti e
rigogliosi.
Sono questi due elementi,
insieme alla prospettiva verticale sul mare, che compongono quell'unicità
delle Cinque Terre tutelata dall'Unesco come patrimonio
dell'umanità. Un patrimonio che necessita di una continua manutenzione, a
cominciare proprio dai sentieri: per questo il Parco nazionale delle
Cinque Terre regola l'accesso ai percorsi pedonali nel territorio con un
ticket d'ingresso, i cui proventi sono destinati interamente alla cura del
territorio e a servizi logistici e di trasporto pubblico a basso impatto
ambientale. Le Cinque Terre Card, con validità variabile
da uno a sette giorni, consentono oltre all'accesso ai sentieri anche
l'utilizzo dei pulmini e degli ascensori; l'ingresso negli spazi museali
dedicati alla cultura materiale (museo dello Sciacchetrà a Manarola,
museo della Memoria a Riomaggiore, antico frantoio di Groppo); la visita
al centro di salagione delle acciughe e all'acquario virtuale di
Monterosso; la disponibilità, fino a esaurimento, delle mountain bike in
dotazione al parco; sconti sui prodotti tipici acquistati nei centri di
accoglienza e nei centri escursionistici.
Il modo migliore per
raggiungere le Cinque Terre è sicuramente il treno: i
collegamenti con la stazione della Spezia sono frequenti, soprattutto nei
mesi primaverili ed estivi. Molti anche i collegamenti via mare dalla
Spezia, da Lerici e Portovenere, oltre che da alcune località del
Tigullio (Rapallo, Lavagna e Sestri Levante).
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